I concetti sono alla base del sistema. 

Per ognuno di essi è basilare l'approccio scientifico.

Nessuna tradizione, schema o stile impone il loro utilizzo: sono scelti per la loro efficacia testata.

Economia di movimento: bisogna muoversi evitando inutili sprechi di energia. Per ogni gesto tecnico bisogna trovare la via più breve, usare movimenti semplici e meno dispendiosi possibile. Bisogna limare via il superfluo: lasciare l'essenziale. Perchè in un combattimento vero, sotto stress, si sprecano tante energie: imparare ad usarle nel modo giusto è essenziale.

Semplicità: si ricollega al concetto di economia. Perché usare vie difficili (spesso solo per motivi estetici) quando possiamo ottenere lo stesso scopo (magari più efficacemente) con metodi più semplici? Perché ,per esempio, se abbiamo le mani su e i piedi giù ci ostiniamo a tirare calci alla testa e pugni ai genitali?

Reazione istintiva: quando combattiamo il cervello entra in modalità istintiva. La normale capacità razionale si disattiva e si agisce per automatismi. Per questo utilizziamo tecniche molto vicine ai naturali movimenti istintivi del corpo e le alleniamo per renderle automatiche in condizioni di stress intenso.

Intercambiabilità dell'arma / universalità dei principi: concetto derivante dalla visione delle arti marziali filippine secondo cui una meccanica o un principio sia valido e funzionale su ogni tipo di arma. Ad esempio le meccaniche e le tecniche usate nel programma a mani nude derivano direttamente dal programma del bastone. Uno dei nostri motti è "un solo modo di combattere per combattere in ogni modo"

Incudine e martello: afferrando il bersaglio e trazionandolo mentre lo colpiamo aumentiamo la potenza di impatto del colpo: il bersaglio diventa come il ferro fra l'incudine e il martello del fabbro. Immaginate di cadere e picchiare la testa per terra. Fa male. Ma se fosse la mano di qualcuno a picchiarvela a terra contro il suolo?

Accanimento: ci ricolleghiamo al concetto di economia e semplicità. Molti utilizzano sequenze di colpi che variano costantemente. Va benissimo per tutta una serie di motivi. Ma non sempre è necessario. Ci sono casi in cui, avendo ottenuto un vantaggio strategico in posizionamento e utilizzando tecniche specifiche, possiamo usare alcune armi a ripetizione per concludere lo scontro.

Affilare le armi: andreste mai in battaglia con un coltello senza affilatura? o con una sciabola spuntata? Allenarsi per rendere il proprio corpo resistente agli impatti e al contatto è basilare.

Finestra del trapping: identifica la concezione della nostra zona principalmente a rischio durante uno scontro. Da qui si allena la capacità di aprire e chiudere le linee che vi passano attraverso.

Teoria del cuneo: immaginate una scala di forza nel vostro pugno da 1 a 10. Pensate di dare un pugno sul muro di cemento con una forza 6. Potete farvi male è vero, ma con un buon allenamento si può sopportare l'impatto. Ora provate a pensare di dare quello stesso pugno, con la stessa forza, sullo spigolo di un tavolo. La vostra mano si frantumerà, allenamento o meno. Questo è il miglior modo per spiegare il principio che viene utilizzato sia in difesa che in attacco. La forza di penetrazione del cuneo è una delle basi del sistema.

Equilibrio in movimento: è facile parlare di equilibrio in pose statuarie e bellissime, da fermi. Ma quando si combatte non serve a molto: non si combatte da fermi. Bisogna essere capaci di distribuire il proprio peso in modo sicuro e stabile in ogni movimento, portando qualsiasi tecnica.

Avere radici e non averne: è un principio che spiega il nostro modo di muoverci in modo leggero e granitico. Bisogna saper essere agili e scattanti in certe situazioni ma altrettanto stabili e piantati a terra in altre. Bisogna saper passare con fluidità da uno stato all'altro.

Fiume in piena: esprime la nostra concezione di fluidità. Quando si colpisce non ci deve essere soluzione di continuità, non si deve cioè spezzare l'azione. Un'incertezza può costare cara. Il fiume in piena, quando scorre violento non si arresta mai. Se trova un ostacolo si adatta ad esso: lo aggira, lo scavalca, lo annega, lo travolge, lo distrugge. Da una parte o dall'altra, passa oltre.

Forza che cede e Forza di adesione: c'era il racconto di un vecchio maestro di tai chi talmente bravo in quest'arte da riuscire a posare un passerotto sul palmo della mano e impedirgli di volare. L'uccellino per librarsi nell'aria ha bisogno del primo balzo, della piccola spinta iniziale sulle zampine. ll maestro, non appena percepiva la spinta del volatile, cedeva annullando di fatto la spinta, per poi aderire di nuovo senza lasciare che il pennuto si staccasse dalla sua mano. Questo principio spiega il nostro modo di interagire a contatto con le braccia dell'avversario.

Distruggere la base: finire a terra alla mercè dell'avversario è una delle situazioni peggiori in cui incappare. Allenandoci a mantenere il nostro equilibrio e a rompere o minare quello del nostro avversario, ci poniamo in una situazione vantaggiosa per finalizzare lo scontro o darci alla fuga.

Rompere il dente al serpente: un altro concetto di derivazione filippina. Nasce dalla pratica con le armi e identifica la tendenza a colpire la mano armata dell'avversario per renderlo meno pericoloso (una mano fratturata o tagliata non impugna un bastone o un coltello). Per via del principio di universalità, questo stesso concetto possiamo applicarlo anche a mani nude, ad esempio sfruttando la teoria del cuneo o le meccaniche derivanti dal bastone.

Killer instinct: si intende il controllo emotivo. O meglio la capacità di mantenere il controllo in alcune situazioni e scatenare la nostra aggressività nel giusto modo in altri.

 

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